Le Parole della Cultura di Parma 2020

Il 12 gennaio, videomapping e proiezioni animano i luoghi simbolo della Città, in occasione dell'apertura della tre giorni che dà avvio di Parma Capitale italiana della Cultura.

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In occasione della tre giorni d'inaugurazione il Comune dona alla città uno spettacolo di luci e proiezioni che animeranno luoghi simbolo della città: piazza Garibaldi vedrà protagoniste “Le Parole della cultura”, mentre Piazza Duomo sarà accesa da “Tempus. Il tempo del lavoro” una proiezione multimediale sulla facciata della Cattedrale, in piazzale della Pace #22.2.22 video mapping per il monumento al Maestro Verdi.

Le parole della Cultura

Gli intrinsechi significati della videoproiezione si ricollegano all’audio originale tratto da “L’ultimo Imperatore” di Bernardo Bertolucci:

“È solo una questione di parole, ma noi tutti sappiamo che le parole sono importanti. Perché le parole sono importanti? Se non sapete dire quello che pensate, Vostra Maestà, non riuscirete mai a sapere quello che dite.”

La proiezione intrisa delle arie di Verdi racconterà le “parole di Parma 2020” attraverso frasi dense di significato e immagini che a tratti evocano l’attualità.

Testi, immagini e suoni si susseguono con l’intento di suscitare una riflessione, un interrogativo. Per la composizione delle immagini fonti di ispirazione sono numerosi artisti contemporanei come Shirin Neshat, Cristiano Pintaldi in particolare per i riferimenti agli occhi ed agli sguardi, Grazia Toderi per i riferimenti alle stelle ed alle visioni aeree, Tommaso Ragnisco in riferimento alle basiliche volanti.

Tempus, il tempo del lavoro

La videoproiezione sulla facciata della Cattedrale di Parma, Santa Maria Assunta, racconterà con suoni ed immagini l’evoluzione dell’idea di lavoro partendo dal medioevo sino ai nostri giorni.

La prima parte racconterà la dimensione sociale del lavoro tipica nell’organizzazione medievale attraverso le animazioni dei bassorilievi del Calendario antelamico.

Una volta esaurita la fase del Medioevo la facciata si trasforma in una grande fabbrica: al marmo della facciata si sostituirà il metallo, rumori metallici. Da un grande portale d’ingresso che riprende la circolarità dell’orologio medioevale, la visuale dello spettatore entrerà all’interno della fabbrica in maniera prospettica e tridimensionale.

Il bianco e nero delle sfumature marmoree diventa lo scuro della fuliggine che appesantisce ulteriormente le immagini e le ricostruzioni che rappresentano le condizioni del lavoro durante la Rivoluzione industriale.

Terminata la fase dell’epoca moderna tra il fumo delle fabbriche il metallo lascerà il posto all’epoca contemporanea, con una sorta di texture alla “Minority Report”, uno sfondo quasi vitreo e tra calcoli algoritmici si staglieranno bracci robotici in azione, elementi di grattacieli moderni. L’idea è che queste apparecchiature sofisticatissime siano comunque controllate dall’uomo che rimane al centro delle immagini così come della narrazione.

#22.2.22

#22.2.22 è una spettacolare video-installazione che, unendo musica, arti visive e immagini storiche, rievoca il grandioso Monumento a Giuseppe Verdi. Un progetto di video mapping sulle maestose pareti del Palazzo della Pilotta che celebra il Monumento in un fluire di musica e animazioni offerte alla città il 30 Settembre alle ore 22.30. Una festa che segna l'apertura del Festival Verdi 2016, un tributo all’arte che tu puoi sostenere ricevendo dei vantaggi esclusivi.

Voluto dal sindaco della città Giovanni Mariotti nel 1912, alla vigilia del primo centenario della nascita del Maestro, la messa in opera del Monumento a Verdi di fatto iniziò nel 1919, posticipata dall’avvento della prima guerra mondiale. L’opera fu affidata all’architetto parmigiano Lamberto Cusani e allo scultore palermitano Ettore Ximenes che orchestrarono un impianto titanico: un grande arco di trionfo, sormontato da leoni trainanti un carro mitologico, affiancato da alti portici ad emiciclo, sormontati da terrazze con 28 statue rappresentanti le opere del Maestro. Il giorno dell'inaugurazione cinquantamila parmigiani festanti salutarono il Monumento a Verdi.

Il 13 maggio 1944 alle ore 14.30, un raid aereo degli alleati distrusse in gran parte il monumento, arrecando danni gravi, ma non irreparabili. Nell’aprile del 1945, il Sindaco pro tempore Bocchi, nominato dal comitato di liberazione nazionale, scelse comunque, non senza polemiche e contrasti, di distruggere l’opera, i cui resti demoliti vennero per ordinanza impietosamente scaricati nel greto del torrente Parma. 

A rievocare storicamente ed emotivamente la genesi e la distruzione del Monumento, saranno le immagini di Karmachina sulle note di Aida, La traviata, Otello, Nabucco, Rigoletto e delle altre celebri opere del Maestro, rielaborate elettronicamente, per un omaggio a Giuseppe Verdi e agli artisti Cusani e Ximenes che seppero celebrarlo nel Monumento di cui oggi resta solo l’ara centrale, ricollocata in Piazzale della Pace e nove statue, che adornano la sala detta “Arena del Sole” di Roccabianca.