Cultura Aperta! Le proposte di Parma Capitale Italiana della Cultura

Care amiche, cari amici,

attraversiamo una crisi sanitaria inaspettata e terribile, che ha cambiato le nostre vite, i nostri comportamenti e ha colpito molti di noi negli affetti più cari. Per queste ragioni la nostra quotidianità è segnata da nuove regole, nuove forme di protezione che indeboliscono la nostra socialità, ma mettono in maggior sicurezza la nostra salute. Sono regole necessarie. Se le rispettiamo possiamo andare a fare la spesa, salire su un mezzo pubblico, su un taxi, andare dal parrucchiere, al ristorante, in un bar, in un luogo di culto, nei nostri luoghi di lavoro, in un albergo.

Nei luoghi della cultura, invece, non è più possibile entrare. Le regole di nuova convivenza che il Covid-19 ha imposto si arrestano e indietreggiano spaventate sulle porte dei teatri, delle sale da concerto, dei cinema, dei musei, delle mostre, delle biblioteche e degli archivi. Oggi, autunno 2020, la cultura è in lockdown con tutto il suo comparto industriale.

Come Capitale Italiana della Cultura, che per la seconda volta nel giro di pochi mesi si trova a dover sospendere ogni sua attività, riteniamo che queste misure siano troppo severe e penalizzanti, soprattutto in un Paese come l’Italia che vanta un patrimonio e una tradizione culturale e artistica unica al mondo. La cultura è respiro, è vita, è cura e mai come in questi mesi ne abbiamo bisogno. In sicurezza, con le regole che valgono per tutti gli altri.

Con questo appello, Parma Capitale Italiana della Cultura chiede al Governo di rivalutare alcune delle misure di restrizione dei luoghi della cultura e si unisce alle tante voci di istituzioni e associazioni che stanno facendo giungere a Roma proposte serie per la riapertura in sicurezza.  

Chiediamo attenzione su questi punti:

  • Si valuti regione per regione il grado di criticità e pericolo che l’apertura dei luoghi della cultura comporterebbe, non si estenda il medesimo regolamento a tutto il territorio nazionale privando gli abitanti delle regioni meno a rischio della possibilità di partecipare alla vita culturale dei loro territori; 
  • Si valuti una possibile rimodulazione degli orari e dei giorni di apertura come avviene per altri comparti e per altri esercizi che non si possono ritenere più rilevanti della cultura quanto a capacità di incidere positivamente sulla nostra vita sociale;
  • Si valorizzino e si riconoscano i tanti esempi di buone pratiche che i luoghi della cultura hanno dato, attrezzandosi con elementi divisori, investendo denaro in apparecchiature di controllo e in aumento del personale di sala, garantendo il rispetto dei contingentamenti numerici e del distanziamento fisico (non sociale!);
  • Si intensifichino le forme di controllo anche sui luoghi della cultura e non si risolva il problema chiudendo tutto e mettendo a rischio il lavoro di così tanti lavoratori e la vita delle loro famiglie; non si tratta solo di soldi o di aiuti, ma di mantenere una continuità di lavoro che significa fiducia e certezza di contare qualcosa nella nostra società. 
  • Non si sospendano servizi al cittadino fondamentali come quelli erogati ogni giorno dalle nostre biblioteche.


Più controlli e meno norme, chiediamo che sia così e siamo certi che ogni autorità saprà cooperare perché ciò avvenga.

Abbiamo bisogno, mai come ora, della cultura, non rischiamo di ritrovarla annichilita alla fine di questo difficile percorso che stiamo tutti insieme attraversando. 

Abbiamo bisogno della Cultura Aperta.

 

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