Pietro Giordani

Raffinato e apprezzato studioso di arti classiche, si laurea in giurisprudenza e filosofia a Parma nel 1795. Entrato in convento per divenire frate, come suo fratello, nel 1797, lo abbandona tre anni dopo.
Sostenitore di Napoleone, per il quale scrive un Panegirico, viene nominato prosegretario dell’Accademia bolognese di Belle Arti, carica che tiene dal 1808 al 1815, scrivendo, tra gli altri saggi, il Panegirico a Canova
Nel 1816 è a Milano e collabora con La biblioteca italiana. Nel 1819 intraprende, contro i feroci costumi punitivi dei maestri piacentini, la cosiddetta causa dei ragazzi, riuscendo a ottenere alla fine la condanna dei “plagosi orbili” piacentini.
Nel 1830 si stabilisce a Parma, dove sostiene gli Asili aportiani, su cui scrive anche una lettera a Niccolò Puccini per chiarirne la finalità educativa, tutta racchiusa, per Giordani, nell’emancipazione intellettuale e morale del popolo e, quindi, mezzo imprescindibile di progresso civile e politico della società. Nel 1846 riceve la nomina di preside onorario dell’Università di Parma. 
In quegli anni scrive anche una lettera a Caterina Ferrucci dove argomenta a proposito dei tre strumenti fondamentali dell’intelletto da lui ravvisati, riprendendo l’insegnamento pestalozziano, nel disegno, nel calcolo e nella lingua.

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